Regione Piemonte

Bubbio

Ultima modifica 25 marzo 2019

Bubbio: il bivio tra la Valle Bormida e l’Astigiano dove la terra profuma di Moscato, nocciole e Robiola di Roccaverano.


Paesaggio.

Il borgo di Bubbio (dal latino bivium, perché posto sull'incrocio di strade romane tra la Valle Bormida e l'Astigiano), ha mantenuto intatte alcune importanti caratteristiche urbanistiche, con le vecchie case disposte ai lati della trecentesca Via Maestra, delimitata rispettivamente dal castello e dalla chiesa parrocchiale, e una serie di contrade, vicoli e scalinate che creano scorci suggestivi e angoli di pietra dimenticati dal tempo.

Il paese sorge su una terrazza rocciosa affacciata nel suo tratto più dirupato sul fiume Bormida e digradante dagli altri lati in campi e prati verso la valle dove lo "stradone" di montiana memoria si biforca in direzione di Canelli.

Bubbio si estende su una superficie di 15,76 km² e conta una popolazione di circa 840 abitanti.

Dista 40 km da Asti, capoluogo provinciale.


Storia.

Il primo documento su Bubbio risale al 1142, anche se il luogo era già abitato in epoca romana. Bubbio appartiene a Bonifacio Minore di Cortemilia, figlio di Bonifacio Marchese del Vasto. Nel 1205 Bubbio viene ceduto a Manfredo II di Saluzzo per 200 lire!

Nel XIII secolo si configura l'aspetto attuale del paese intorno alla via maestra, Via Magistra loci Bubii.

Nel 1300 Bubbio appartiene al marchese di Saluzzo e poi a quello del Monferrato.

Nel 1321 Oddone IV del Carretto, figlio di Manfredo Il donava a un certo marchese Nano di Ceva anche la quarta parte di Bubbio, insieme ad altri possedimenti. Dopo pochi anni, tuttavia, Bubbio risulta nuovamente sotto il dominio di Manfredo III, figlio di Manfredo II.

Un diploma di Carlo IV del Lussemburgo del 1355 conferma a Giovanni di Monferrato l'investitura di tutte le terre appartenenti ai discendenti di Aleramo, tra cui anche Bubbio.

Nel 1464 Bubbio ottiene gli Statuti proprii comunali (conservati ancora nella Biblioteca reale di Torino) dai quali sono evidenti le attività agricole e artigianali a cui si dedicava la popolazione. Bubbio ostacola con ogni mezzo i Savoia e nel 1615 tenta d'impedire il passaggio delle truppe sabaude.

Nel quadro europeo della pace seguita alle guerre di successione, il 7 luglio 1708 l'imperatore Giuseppe I aggrega il Monferrato al Piemonte. Il nuovo ordine territoriale determinato dall'unificazione del Piemonte viene interrotto solo dalla parentesi napoleonica, in cui anche Bubbio ebbe a soffrire il passaggio di vari eserciti.

All'epoca dell'annessione ai domini sabaudi il paese versava in una situazione di grave crisi: la popolazione, prima assai più numerosa, era scesa nel 1774 a 1035 abitanti pur non venendo mai meno i servizi essenziali, come la scuola. Un certo don Sebastano Sicia, maestro e prete, viene pagato lire 200 per il suo operato da giugno 1736 a tutto marzo 1737. Nell'Ottocento le cose migliorano decisamente, al punto che nel 1848 i Bubbiesi sono già 1402.

La situazione si mantiene invariata fino al secondo dopoguerra. Sono numerosi i bubbiesi caduti nelle guerre mondiali, come ricorda il bel monumento posto nei giardini pubblici.Come in altri paesi dei dintorni, Bubbio sviluppa un'agricoltura di avanguardia, soprattutto nel settore viticolo ed enologico e successivamente vede l'apertura di uno stabilimento industriale per la lavorazione di acciai che rappresenta un notevole polo occupazionale per la valle.


Amministrazione.


Enogastronomia e prodotti tipici.

Bubbio è uno dei comuni della Langa Astigiana, regione storica del Piemonte dove viene prodotta la celebre Robiola di Roccaverano, squisito formaggio caprino.

Nel paese è anche possibile gustare deliziose specialità dolciarie quali amaretti, torte e baci di dama, tutti a base della nocciola Tonda Gentile della Langhe.

Importante è anche la produzione vinicola. Tra i vini più pregiati ricordiamo: Moscato, Brachetto, Barbera, Dolcetto, Freisa, Chardonnay e Cortese.

L’evento principale del paese è sicuramente la Sagra del Polentone, la prima domenica dopo Pasqua; la polenta è preparata dalle sapienti mani dei volontari della Pro Loco locale con la pregiatissima varietà di mais a otto file.


Da vedere.

Il castello è una splendida dimora tardo-settecentesca, di proprietà privata, con ampie sale affrescate e un bel parco a strapiombo sul fiume Bormida. Sorge sul luogo di un maniero medioevale di cui restano la base della torre e poche altre tracce murarie.

La parrocchiale dell'Assunta (1750-1779) è uno dei gioielli del barocco di Langa; ha uno schema esagonale con cappelle ovali e all'esterno presenta una mossa facciata in mattoni a vista con portale inserito tra due false colonne pure in mattoni e un architrave a emiciclo sporgente. Tra i numerosi altari, quello di sinistra ha una bella tela della Madonna, probabilmente opera del Gorzio; gli affreschi sull'abside di fondo sono del Morgari, mentre l'organo, a parte la fastosa facciata barocca, è moderno e di particolare pregio musicale.

Oltre all’Oratorio dei Disciplinati, che sorge di fronte alla chiesa parrocchiale, con facciata e portale settecenteschi, spicca al bivio per Monastero la Casa Sizia, un edificio eclettico costruito nell'Ottocento con elegante portale sovrastato da un artistico portichetto ornato da un putto in terracotta.

Sempre della famiglia Sizia è anche l’elegante Cappella di Nostra Signora delle Grazie, edificata nel XIX secolo in pietra e mattoni.

Presso la cappella di San Luigi sono stati rinvenuti vasi, anfore e suppellettili, che consentono d'individuare in questo luogo il sito della statio romana da cui si è originato il paese.

Sulla piazza principale di Bubbio, al centro di un parco secolare, si trova il neoclassico Palazzo del Municipio, con fontana in fronte.

Sulle colline bubbiesi, immerse tra i filari, sorgono numerose chiesette campestri: da visitare, sia per la curiosa forma ottagonale sia per lo splendido panorama sulla Valle Bormida, è quella di San Grato, costruita nel XVIII secolo sui ruderi di un edificio romanico dedicato al Santo protettore dalla grandine.Assolutamente da non perdere, in Regione Sant’Ippolito, è il Parco Scultoreo Quirin Mayer, spazio d'arte en plein air con in esposizione 19 sculture ritagliate da lastre in alluminio di 22 mm.


Curiosità.

Le origini del Polentone di Bubbio si mischiano tra storia e leggenda: si narra che un gruppo di poveri calderai, giunti a Bubbio affamati e allo stremo delle forze, riposero nella magnanimità del castellano locale ogni loro speranza di sopravvivere.

Egli si commosse per la loro sorte e li aiutò donando loro della farina di granoturco. Fu a questo punto che fiorì l’atto di umana solidarietà da cui nacque e si perpetuò la leggenda: quella gente, nobilissima d’animo non tenne quel dono tutto per sé, bensì cucinò in piazza una enorme polenta che poi, venne consumata insieme a tutti i borghigiani ugualmente affamati per la lunga carestia.

Questa leggenda viene ogni anno riveduta dai bubbiesi e rievocata con fedeltà: dal Castello escono i Signori con i cortigiani, gli armigeri e i tamburini; i sacchi di farina vengono caricati dai mugnai su un carro circondati da calderai e dal popolo festante; il corteo sfila per le vie del borgo e raggiunge la piazza dove un enorme paiolo di rame aspetta fumante.

Dopo una cottura lunga e meticolosa uno squillo di tromba polarizza l’attenzione sullo scodellamento; tra uno scrosciare di applausi il fumante trofeo viene distribuito a tutti.

Il finale, gioioso e goloso, è sempre lo stesso: mentre tutti con appetito gustano polenta, salsiccia e sugo di funghi con un'invitante frittata di cipolle nei piatti dipinti a mano in serie limitata, il castellano ordina che le tasse e i dazi siano nuovamente ridotti, che la festa sia ripetuta ogni anno per perpetuare nel tempo l'evento e che sia infissa sotto lo stemma di Bubbio l'insegna Dulcia Promam a ricordo della mitezza dei suoi abitanti e della dolcezza dei prodotti della sua terra.


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