Regione Piemonte

Cassinasco

Ultima modifica 25 marzo 2019

La porta della Langa Astigiana “ferita” dalla furia dei Francesi: Cassinasco, dove Pavese sognava di vedere il mare.


Paesaggio.

E' la porta della Langa Astigiana, il miglior benvenuto che questa terra di viti e di boschi, di torri e di pievi possa offrire a chi arriva da Asti, da Alba, da Canelli, da Torino.

Cassinasco è il confine, il limite, la frontiera della Langa. Ce ne accorgiamo salendo i tornanti da Canelli, quando appaiono i primi noccioleti, alternati alle vigne in una geometria di figure e di colori che assume un fascino particolare in primavera e in autunno.

Cambia l'aria, cambiano i coltivi e la torre sbrecciata sulla collina sembra preludere ad altri paesi, ad altre storie. Qui Cesare Pavese, considerato uno dei principali intellettuali italiani del XX secolo, immaginava il punto da cui si sarebbe visto il mare, l'orizzonte che si vuole varcare, il termine che si cerca di superare.

Non c'è il mare al di là di Cassinasco, ma il vento caldo che dissigilla la neve di marzo anticipa i tepori di Liguria. E tra i cespi di rosmarino e qualche rado olivo che resiste sui versanti più esposti l'uva matura più asciutta e aromatica, con sentori di bosco e di felce, di timo e di sole.

Qui salgono a piedi i pellegrini dal Belbo e dal Bormida per una visita al Santuario dei Caffi, singolare chiesa dal vago aspetto orientale che domina bianca la cresta panoramica verso Loazzolo, ma qui arrivano anche i gourmet di mezza Italia, attirati dalla qualità di piatti d'eccezione e da vini di pregio.

E' la bellezza della Langa Astigiana, il segreto del suo fascino: la singolare, unica commistione di elementi ambientali, artistici, enogastronomici che si apprezzano proprio in quanto si compenetrano e si completano l'uno con l'altro.

Il paese si estende su una superficie di 11.84 km² e conta una popolazione di circa 580 abitanti.Dista circa 34 Km dal capoluogo provinciale, Asti.


Storia.

Pare che il paese debba la sua prima origine a una tribù di Liguri, come attesta la desinenza in -asco, che indica un luogo umido particolarmente ricco di acqua o di ruscelli. In effetti è citata ancora a metà Ottocento la presenza di una fonte di acqua dai caratteri fisici simili a quelle delle solforose fredde, sulla sinistra del rio Ambrusan (d'in la feia).

Ma anche i Romani hanno lasciato il loro segno, documentato da qualche resto di poderi e ville di età imperiale (I secolo dopo Cristo) precisamente in zona Valeriano o Pian Valerio, Soriano, Valdiponzi, Carignano, e soprattutto dal quell'accenno alle cassinae, le stalle dove si tenevano le bestie e si faceva il caseus, il formaggio, che è rimasto nel nome del borgo.

Il dominio romano terminò con le invasioni dei Longobardi e dei Franchi, di cui resta il ricordo nel germanico toponimo della regione Staffera.

Anche i Saraceni, durante le loro scorribande nei paesi della Liguria, giunsero a Cassinasco saccheggiando e distruggendo ogni cosa e lasciando qualche vaga assonanza nel dialetto locale (rabadan, rafì, farfluc e altri termini del genere pare abbiano una remota origine araba).

Ma il momento storico in cui il paese si sviluppò e acquistò il suo attuale profilo, crescendo intorno all'originario villaggio di Sant'Ilario, fu l'Alto Medioevo, quando il feudo fu proprietà del marchese Aleramo del Monferrato, che l'ottenne da Ottone I nel 967. A questi fu tolto dagli Alessandrini, poi passò in mano agli Astigiani alleati con i Genovesi, i quali nel 1227, in base il trattato di Milano, furono costretti a restituirlo ad Alessandria alleata con Alba e Tortona.

I Vescovi di Acqui, poi, avendone avute le decime (erano le tasse del tempo, la decima parte del raccolto che veniva data all'ente ecclesiastico), le avevano date a titolo di feudo ai signori di Bubbio, uno dei quali, un certo Ligerzio (o Eigerxius) nel 1305 giurava obbedienza e sottomissione al vescovo Oddone.

In seguito Cassinasco cadde sotto il dominio della casa di Monferrato e ne presero possesso i Guttuari, ghibellini astensi che diedero anche un abate al non lontano Monastero di Santa Giulia, per passare poi, nel 1454, agli Sforza signori di Milano.

La vita trascorse abbastanza tranquilla per un paio di secoli, fino ad arrivare al 1615: in quel tempo l'esercito del Duca di Savoia passava da Cassinasco e fu attaccato dagli abitanti del luogo che uccisero alcuni soldati dell'avanguardia: il villaggio fu saccheggiato e bruciato dai Francesi, alleati dei Savoia, che si trovavano nelle fila del loro esercito.

La furia militare portò all'abbattimento del castello, di cui pare che siano rimaste - oltre alla torre - solo alcune lunghe gallerie sotterranee, in gran parte franate o chiuse volontariamente, che collegavano il luogo fortificato con diverse strade di fuga.

Dopo la distruzione del villaggio e del castello, il paese divenne possesso dei Savoia - lo infeudarono ai Galvagno di Bubbio (1767) e ai Falletti di Barolo - e nel 1796 partecipò alla guerra contro i Francesi vinta da Napoleone, che ebbe occasione di transitare in paese.

Poi, come tutto il Basso Piemonte, condivise le vicende storiche del Risorgimento che portò all'Unità d'Italia, con il particolare curioso - affidato più ai "si dice" che alle cronache storiche - di un coraggioso cassinaschese che avrebbe partecipato alla spedizione dei Mille nel 1860.


Amministrazione.


Enogastronomia e prodotti tipici.

A Cassinasco, dove abbonda la Nocciola Tonda Gentile delle Langhe e dove il miele conserva tutti i sapori dei fiori di campo della primavera, vive e lavora, l’ultimo, autentico turunè di tutta la Langa: è nell’azienda Antica Casa Faccio, che da cinque generazioni produce il celebre Torrone Faccio.

Lo incontrerete, con l’immancabile camice celeste e il berretto in testa, dietro al suo banco in tutte le fiere e le feste dei paesi, sempre pronto ad offrirvi le delizie dolci che produce nel suo laboratorio da oltre 150 anni: amaretti, nisulin (nocciole tostate ricoperte di una glassa zuccherata) e soprattutto il torrone, duro e consistente come quello di una volta.

Fino a pochi decenni fa il torrone insieme allo zabaione era l’unico dolce delle cascine di Langa; il sinonimo della festa, l’evento aspettato per mesi che si concretizzava, al ritorno da Messa, nel vedere il pacchettino colorato gelosamente custodito nelle mani del capofamiglia.

Era l’appuntamento consueto e abituale delle fiere, il simbolo dello svago e, per i bambini, l’oggetto del desiderio al punto che architettavano le astuzie più raffinate pur di sottrarne un pezzetto alla dispensa di famiglia.

Importante è anche la produzione vitivinicola, in particolare la coltivazione del vitigno Moscato.


Da vedere.

Tutto ciò che rimane dell’antico castello di Cassinasco, distrutto nel 1615, è una torre a pianta quadrata alta 20 metri – visitabile - che offre una splendida veduta panoramica su tutta la cerchia delle Alpi.

Nelle vicinanze sorge la chiesa parrocchiale di Sant'Ilario di Poitiers, in stile barocco, che conserva al suo interno pregevoli affreschi di epoca diversa.

Isolata dal centro abitato troviamo la Chiesa di Sant’Ilario, edificata nel XV secolo.

A 3 km dal centro di Cassinasco incontriamo invece la Chiesa di San Massimo, antica cappella di Soriano, villaggio scomparso nel Trecento.

Da non perdere l’imponente Santuario dei Caffi, che sorge nell’omonima regione, costruito nel 1902 nel luogo dove si racconta avvenne un evento miracoloso.

Dal 1967 gli Alpini dell'ANA di Asti hanno scelto il Santuario come punto di ritrovo per il loro raduno annuale, che si svolge ogni ultima domenica di maggio.

Piacevole allo sguardo è anche la Cappella di Sant’Antonio, in Regione Gibelli, edificata nel XVII secolo.

Tra i vigneti dell’azienda vitivinicola Cà ed Cerutti troviamo, infine, una panchina gigante di colore azzurro, molto apprezzata dai turisti.


Curiosità.

La torre medioevale, in pietra, appartenuta all'antico castello di Cassinasco porta ancora oggi le "cicatrici" - un profondo squarcio che la trapassa - dei violenti combattimenti del 1615 che portano alla distruzione della fortezza: come anticipato, in quel tempo l'esercito del Duca di Savoia passava da Cassinasco e fu attaccato dagli abitanti del luogo che uccisero alcuni soldati dell'avanguardia.

Il villaggio fu saccheggiato e bruciato dai Francesi, alleati dei Savoia, che si trovavano nelle fila del loro esercito.


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