Regione Piemonte

Pino d'Asti

Ultima modifica 3 marzo 2019

Pino d'Asti, la terra dei "sempreverde" dominata dal castello medievale


Paesaggio

Pino d'Asti sorge al confine con la provincia di Torino, all'estremo nordovest dell'Astigiano, su una dorsale collinare posta tra due piccole valli.

Il toponimo Pino d'Asti deriva dalla presenza di pini sul territorio.

Da fonti antiche il paese è citato come Pinetum.

Il paese si estende su una superficie di 4.08 km² e conta una popolazione di circa 220 abitanti.

Pino d'Asti dista 30 km dal capoluogo provinciale, Asti.
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Storia

I primi insediamenti umani sul territorio risalgono al Neolitico; successivamente si stanziarono popolazioni celto - liguri.

Tra il 125 e il 123 avanti Cristo le terre, che attualmente costituiscono il comune di Pino d'Asti, furono colonizzate dai Romani.

I primi insediamenti latini si ebbero ad Hasta (Asti), Industria (città oggi scomparsa, presso Monteu da Po), Carreum Potentia (Chieri); fu poi la volta delle terre circostanti, collegate ai centri principali da una rete di strade, quali "Industria-Hasta" e "Industria-Carreum Potentia".

Segni della romanizzazione sono individuabili in frammenti epigrafici, tombe, monete venuti alla luce in diverse località e nei toponimi con suffisso in "ano", che indicano proprietà fondiarie.

Si ricorda, a tale proposito, nel territorio di Pino, la frazione "Vaiano", che indica il luogo dove si estendevano i poderi di un certo "Vaius".

Agli inizi della cristianizzazione dell'Italia settentrionale, tra il quarto e il quinto secolo, Pino d'Asti entrò a far parte dell'arcidiocesi di Vercelli, Chiesa Madre del Piemonte; in data non ben individuata, nel corso dell'Alto Medio Evo, divenne Pieve (la pieve era chiesa principale dalla quale dipendevano altre chiese; essa esercitava la sua autorità su parte del territorio della diocesi) e fu dedicata alla Madonna.

Nel 1474, la città di Casale Monferrato, sede episcopale, aggregò Pino e le comunità monferrine di Albugnano e Mondonio, i cui territori diedero vita a una stretta enclave, distaccata dalla diocesi di Casale e confinante con quelle di Asti, Torino, Ivrea e Vercelli.

Durante il periodo napoleonico, Pino e Mondonio, insieme a Primeglio, Castenuovo don Bosco e Schierano passarono alla diocesi di Asti.

Dopo il crollo dell'Impero napoleonico, i confini delle diocesi subirono nuove modificazioni e le parrocchie di Pino, Mondonio e Albugnano, sottoposte alla Curia di Asti, si trovarono a far parte di una stretta striscia di territorio che ancora oggi si incunea nella diocesi di Torino.

La bizzarria del confine trova una sua giustificazione nella scelta della Curia astigiana, la quale, per mantenere Albugnano con la celebre Abbazia di Vezzolano, cedette molte altre parrocchie alle diocesi di Casale e di Torino.

Compreso nel Comitato del Monferrato, posseduto da una famiglia che prese il nome dalla località, nel 1170 Pino passò ai signori di Cocconato che lo tennero sino alla seconda metà del XVIII secolo.

Nel 1518 i signori di Cocconato cedettero una parte del territorio al duca Carlo di Savoia; nel secolo successivo parteciparono al dominio altre famiglie, tra le quali gli Avogadro e gli Appiani.

Nel 1770, esclusi i conti di Cocconato, i diritti feudali furono ripartiti tra i Frejlino e gli Scozia.
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Amministrazione
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Enogastronomia e prodotti tipici

Pino d'Asti è un piccolo centro agricolo del Monferrato.

Un tempo, una delle attività principali, oggi del tutto scomparsa, era costituita dall'estrazione della calce, favorita dalla ricchezza di fossili presenti nel terreno.

Anche la coltura dell'olivo, molto diffusa, secondo il De Canis, sino all'inizio del XVIII secolo, è oggi ricordo del passato, testimoniato da un antico frantoio che è possibile ammirare nel recinto del castello.

La stessa sorte è toccata alla coltivazione della canapa, che veniva fatta macerare nel fondo valle ricco di acque sorgive.

Il prestigio di Pino è legato, oggi come nel passato, alla viticoltura; i suoi vigneti, sapientemente lavorati da generazioni, offrono prodotti di grande pregio come la Freisa e la Malvasia.

Un’occasione per gustare i prodotti tipici del territorio è la Sagra di San Carlo, in novembre.
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Da vedere

A testimonianza del passato di Pino d'Asti si eleva ancora oggi, sulla sommità di un colle, l'antico castello.

Edificato probabilmente nel secolo XIII, subì, nel Seicento, nel Settecento e poi ancora nel Novecento, molti interventi di ristrutturazione che ne modificarono l'aspetto, fino a quando, nel 1944, fu assoggettato al vincolo posto dalle Belle Arti che vietò arbitrarie trasformazioni.

Privato dell'imponente torre circolare, che un tempo lo caratterizzava, oggi il Castello - di proprietà privata - si presenta con la sua facciata settecentesca, intonacata di recente, che cela il resto della costruzione di impianto medioevale.

Ai piedi del Castello, al visitatore non può sfuggire la vista di un pilone votivo, in ricordo della chiesa di San Carlo Borromeo, edificata nel 1624 e più volte utilizzata come succursale della Parrocchia.

Sempre nelle vicinanze della fortezza si segnala la casa medievale detta “della Rosina”.

Nel centro del paese s’innalza invece l’imponente chiesa parrocchiale della Madonna del Carmine, in stile neogotico, progettata dall’architetto Giuseppe Gallo nel 1899 e fiancheggiata da un bel campanile barocco del Settecento.

Altri punti d’interesse sono il Palazzo Comunale, settecentesco, e il Museo del Legno e degli Strumenti da Falegname, inaugurato nel 2001 nell’ex forno comunale di Pino d’Asti, che ospita la collezione di oggetti di Roberto Bellocchio legati alla lavorazione del legno, le fotografie di Pino dell'Aquila e le testimonianze orali raccolte da Monica Uberti.
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Curiosità

Nel 1929 il Governo decise la soppressione dei piccoli comuni e aggregò Pino d'Asti e Mondonio a Castelnuovo Don Bosco.

Con la fine del regime fascista, nel 1946, molti centri vennero ripristinati tra cui quello di Pino d'Asti.
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