Regione Piemonte

San Damiano d'Asti

Ultima modifica 30 dicembre 2018

Da Sancti Damiani Oppidum a città: San Damiano d’Asti, la “villa nova” gioiello dell’Alto Monferrato


Paesaggio

San Damiano d'Asti è una città dell'Alto Monferrato, posta quasi al centro delle Colline Alfieri, un territorio costituito dai lembi estremi delle Langhe, del Monferrato e del Roero.

San Damiano, con una superficie territoriale di 47,87 km², è il secondo comune per estensione dell'Astigiano, superato solo dal capoluogo Asti, e il quarto per popolazione con circa 8300 abitanti.

La città dista 15 km da Asti e 45 km da Torino.

L’abitato si è sviluppato su una bassa collina (il punto più alto raggiunge i 339 metri) sul lato sinistro del torrente Borbore ed è costituito da tre grossi borghi sviluppatisi intorno al centro storico: Borgo Rondò a nord-est (verso Asti), Borgo Piano a ovest e Borgo San Rocco a sud. Tra i vigneti delle colline circostanti sono disseminati i numerosi casali e frazioni del paese.

San Damiano partecipa al Palio di Asti, la storica corsa di cavalli montati a pelo protagonista del Settembre Astigiano. L'unica vittoria della corsa per San Damiano d'Asti risale al 2011.
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Storia

La storia della fondazione di San Damiano d’Asti è documentata dai cronisti medioevali del tempo, da Guglielmo Ventura a Ogerio Alfieri e all'Astesano: nel 1275, nel corso dell'invasione del Piemonte da parte di Carlo d'Angiò, gli astesi, dopo aver cacciato gli invasori, assediarono, distruggendoli, i castelli di Gorzano, Castelnuovo, Lavezzole e Marcellengo situati tutti nella valle del Borbone.

In un luogo ove era una chiesa con questo titolo, gli astesi fondarono così la roccaforte di San Damiano obbligando gli uomini dei castelli distrutti ad abitarvi.

I fondatori ne fecero in breve tempo un'importante piazzaforte militare costruendovi anche un castello, del quale oggi rimane solo la base di una torre circolare, poi adattata a torre campanaria per la Parrocchiale dei Santi Cosma e Damiano.

Da quel momento in poi la sorte del nuovo abitato seguirà grosso modo quella della vicina città fondatrice.

Per più di due secoli, non senza frequenti passaggi di potere, San Damiano sarà dominio dei marchesi di Monferrato che lo terranno sino al 1631, anno del definitivo passaggio ai Savoia.

Il governo del potente marchesato ebbe inizio verso la metà del Trecento, ma dopo breve tempo già era passato in mano ai Visconti che lo tennero sino al 1377.

Dieci anni dopo veniva incluso tra i possessi dotali di Valentina Visconti per le sue nozze con il conte di Valois: nell'atto dotale San Damiano viene qualificato come "una grande villa che ha il comune, tenuta dal Marchese di Monferrato". Alla fine del XIV secolo il marchesato ebbe nei principi di Acaia un altro insidioso nemico che con rapide incursioni occupò il paese per breve tempo.

Negli scontri fra Gian Giacomo di Monferrato e Filippo Maria Visconti, il primo, avendo avuto la peggio, diede le proprie terre in custodia al duca Amedeo di Savoia, suo parente, sino a quando non fosse stata stipulata la pace.

Nel 1435, a tre anni da questa, il duca ottenne a titolo di indennità diversi luoghi fra cui Chivasso e Livorno Ferraris; per contro ne restituiva altrettanti ai monferrini, compreso San Damiano. Tra il 1537 e il 1559 il comune, che nel frattempo aveva deliberato i propri Statuti ottenendone l'approvazione dalla reggente Anna d'Alençon (1521), venne assediato in più occasioni dai francesi, talvolta resistendo agli attacchi inferti, altre volte soccombendo.

L'episodio più cruento fu senz'altro l'assalto al castello, che rimase in mano nemica dal 1551 al 1559. Con la pace di Cateau-Cambrésis San Damiano ritornò al marchesato di Monferrato.

Le ostilità ripresero nei primi anni del Seicento con le guerre di successione del Monferrato. Il duca Carlo Emanuele I di Savoia, infatti, ordinò che l'importante piazzaforte venisse assediata. Ma la resa dei sandamianesi, benché prossima, in realtà non avvenne per la provvida interruzione della guerra.

Nel 1617 i franco-piemontesi tornarono all'attacco: è in questa occasione che più si distinse Andrea Prando, che diresse le operazioni di difesa con abilità e coraggio sino a perdervi la vita.

Ormai a mal partito, gli assediati accettarono la resa a patto che non vi fossero violenze e saccheggi, condizioni che non vennero però mantenute. Nello stesso anno, con la pace di Pavia, la città tornò in mano ai Gonzaga.

San Damiano venne poi occupato dai Savoia nel 1628: l'appartenenza all'illustre casata fu sancita tre anni dopo con la pace di Cherasco.

Fu così che San Damiano venne eretto in feudo, passando prima ai conti San Martino di Agliè e, dal 1722, all'avvocato Carlo Giuseppe Carlevaris, sebbene questi, in realtà, fosse stato incaricato di acquisire il feudo per conto del comune e non per sé, come invece scaltramente fece.

Il XVIII secolo fu per San Damiano un periodo di stabilità politica e di conseguente tranquillità.

Sul finire del Settecento iniziò lo smantellamento della cinta muraria, operazione che avrebbe portato nel secolo seguente all'ampliamento della città.

Già all'epoca di Felice Daneo, e cioè alla fine dell'Ottocento, le due porte denominate "Sovréra" e "Sottèra" erano pressoché rovinate, così come il castello, che sappiamo demolito nel 1617 per mano delle truppe sabaude.

All'entrata del paese, sotto il baluardo Palestro (il cui luogo è tuttora ricordato presso piazza Camisola) vi era un grande fossato dove si apriva un passaggio sotterraneo che conduceva sul lato opposto verso il castello.

Il fosso, ormai privato di ogni funzione, diventò dapprima la palestra del "gioco del pallone a bracciale" e poi, una volta rialzato fino al piano stradale, la piazza Camisola, già piazza Umberto I.
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Amministrazione

Dal giugno 2009 la città è amministrata dall’astigiano Mauro Caliendo.

Il 31 gennaio 2018 è stato conferito a San Damiano d'Asti il titolo di città dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

A San Damiano d’Asti ha sede l’Unione di Comuni Terre di Vini e di Tartufi costituita dai comuni di San Damiano d’Asti, Celle Enomondo e Revigliasco d’Asti con il fine di promuovere lo sviluppo del territorio e migliorare i servizi forniti alla collettività.
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Enogastronomia e prodotti tipici

San Damiano è conosciuta come terra di grandi vini, tartufi, dolci (celebri i "sandamianesi" dal cuore di crema, cioccolato e nocciole racchiuso da una cialda) e, soprattutto, per il suo cappone.

Occasioni per degustarli sono la Fiera di San Giuseppe, la più antica fiera enogastronomica del Piemonte, la Fiera dei Santi, le feste patronali di San Giulio e quella dedicata ai santi Giacomo e Grato, e la Festa del Borgo Rondò.

Ai vini è dedicato il festival La Barbera incontra, tre giorni con concerti, incontri culturali, intrattenimento, arte, gastronomia e degustazioni; per gli amanti dei tartufi è invece da segnalare la Fiera Regionale del Tartufo, nel mese di novembre.

A dicembre, infine, la Fiera Storica del Cappone Nostrano di San Damiano d'Asti.
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Da vedere

L'attuale tessuto urbano di San Damiano, se confrontato con la pianta della città rilevata per il catasto nel XVIII secolo, non appare granché mutato, anzi in esso si leggono ancora bene i caratteri originari di un impianto medioevale preordinato, tipico delle villae novae.

Ancora oggi infatti perni della città sono l'assiale via Roma e la centrale piazza Libertà; ai lati, formando una rete viaria a sviluppo regolare, si diramano una serie di strade minori nelle quali si osservano alcuni palazzotti di origine medioevale riadattati in epoche successive.

Da piazza Camisola, collegata a Piazza 1275 da un pregevole scalone con architettura eclettica, guardando verso Canale, si erge invece la città nuova.

E’ da sottolineare in Piazza 1275 la presenza del Foro Boario, centro polifunzionale inaugurato il 16 dicembre 2017.

Tornando al centro storico di San Damiano, ripercorriamo brevemente quelli che sono i palazzi più rappresentativi osservabili lungo via Roma e su piazza Libertà.

Ristrutturata nel Settecento, su probabili preesistenze medioevali, è Casa Castelli, che fu la dimora degli architetti Giuseppe e Filippo Castelli, originari di Varese ma residenti in Piemonte.

Il palazzo, in mattoni a vista, situato all'angolo fra via Roma e via Gioberti, è a due piani su porticato e venne progettato - riporta il Daneo - dallo stesso Filippo, autore, fra l'altro, anche del campanile della bella Confraternita di San Giuseppe.

Giungendo in piazza Libertà si pongono subito in evidenza alcuni palazzi barocchi degni di nota.

Anzitutto l'antico Palazzo comunale che, eretto su un porticato con pilastri binati e archi a tutto sesto, è unito internamente a Palazzo Vagnone, uniforme al primo nei caratteri decorativi esterni.

L'edificio consiliare, che venne costruito nel 1763-64 su un precedente disegno di Giuseppe Castelli dall'impresario Domenico Conza, luganese, risultò però ben presto insufficiente a contenere gli uffici comunali, tanto è vero che, dopo aver acquisito Palazzo Vagnone, il comune nel 1884 ne affidò la ristrutturazione all'ingegnere Giuseppe Bistolfi di Alessandria perché lo adattasse a contenervi le scuole primarie.

Nuova sede del comune divenne quindi il Palazzo Carlevaris, così chiamato dal nome del proprietario che lo acquisì nel 1884.

L'interno, che si snoda su due piani, a cui se ne aggiunge un terzo formato da mezzanini (aperti, con tutta probabilità, all'epoca della ristrutturazione ottocentesca), si distingue per i bei saloni signorili con stucchi, affreschi e sovrapporte dipinte.

Sempre in piazza Libertà si segnalano le presenze di altri due palazzi di ottima fattura: quello dei Conti Ceca di Vaglierano e Casa Demarie.

Restando nel centro storico merita una vista anche la Torre dell’Orologio, sopraelevata a fine del XVIII secolo.

A Nord del concentrico troviamo invece l’Ex Carcere Mandamentale, utilizzato come prigione fino al 1964 ed ora sede dell’Enoteca Colline Alfieri dell’Astigiano.

Spostandoci ora a Sud, nell'area del Baluardo Montebello, troviamo due prestigiosi palazzi: Palazzo Pescarmona e Casa Daneo, quest’ultima nota per i suoi splendidi soffitti affrescati.

A San Damiano è presente anche il museo civico che conserva la collezione di Pietro Capussotti dedicata alle apparecchiature elettriche, ingegneria, scienza e tecnica nella tutela dell'ambiente.

Sul territorio comunale sono presenti due castelli: del primo, fondato dagli Astesi nel Medioevo, è rimasta solo più la base di una delle torri circolari (le altre sezioni della fortezza furono distrutte dalle truppe sabaude nel 1617) poi adattata – nel Quattrocento – a torre campanaria della maestosa chiesa parrocchiale dei Santi Cosma e Damiano.

Nel territorio frazionale sorge invece il Castello di Lavezzole, trasformato in elegante dimora privata ed oggi in vendita.

Altrettanto ricco di testimonianze è il patrimonio dei beni ecclesiastici sparsi sul territorio.

Un posto di rilievo è occupato dalla chiesa parrocchiale dei Santi Cosma e Damiano, dall'imponente facciata barocca divisa in due ordini da un marcapiano modanato che racchiude al centro una finestra sagomata.

È probabile che un'antica cappella con questo nome già esistesse prima della fondazione della città e che intorno ad essa si fosse creato un piccolo insediamento proveniente, inizialmente, da Lavezzole.

Il primo documento che riguarda la chiesa risale al 1202, anche se del periodo gotico sembra essere rimasto solo il campanile che, come già accennato, nacque come torre difensiva della cinta muraria.

Nel XVI secolo i Disciplinati della Santissima Annunziata ottennero l'autorizzazione a edificare la loro chiesa accanto alla parrocchiale, così che si dovette chiudere l'ingresso originario a ponente per aprirne un altro a sud: fu così eretta la Confraternita dell'Annunziata, con l'interno a tre navate e sei cappelle, aperte quasi esclusivamente sul fianco settentrionale.

Accanto alla Torre dell’Orologio troviamo invece la barocca Chiesa di San Giuseppe, antica sede dell’omonima Confraternita.

Da piazza Libertà, prendendo per la via omonima, si giunge alla parrocchiale di San Vincenzo Martire. Di origine gotica, venne poi ristrutturata nel Seicento e riccamente ornata a cavallo del secolo seguente con cornicioni a stucco commissionati dall'arciprete Emanuele Giaccone.

A circa tre chilometri dal paese, lungo la strada provinciale per Villanova, sorge nell'omonima frazione la piccola Chiesa di San Giulio. Si tratta di un edificio di fondazione romanica completamente ricostruito agli inizi dell'Ottocento, eccezion fatta per il campanile, dal prevosto della cattedrale astigiana, a cui spettava in prebenda San Giulio.

La facciata, come ricordava il De Canis, venne eretta ispirandosi allo stile "tedesco" del Duomo, rivelando, da parte del committente, un gusto personale più che mai aggiornato.

L'interno, benché semplice ed essenziale negli arredi piuttosto recenti, conserva un'opera d'arte veramente unica per l'Astigiano: è la preziosa statua marmorea della Madonna con il Bambino in braccio forse eseguita, secondo studi recenti, tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento per la Cappella della Beata Vergine del Duomo di Asti.
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Curiosità

San Damiano d'Asti è il più significativo esempio di locus novus del Monferrato Astigiano.

Costruita nel 1275 dagli Astesi sul territorio un tempo occupato dal comune di Astixio, rappresenta ancora oggi, nella maglia ortogonale del centro storico, uno splendido esempio di oppidum romano (città fortificata), con la Contrada Maestra - l'attuale via Roma - tagliata da 10 contrade.

E' singolare annotare che San Damiano d’Asti, pur essendo stata per quasi tre secoli sotto il dominio del Marchesato del Monferrato, non è mai stata eretta in feudo; nonostante ciò la comunità prestò regolari giuramenti di fedeltà al marchese e consegnò beni e diritti di tipo feudale.
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