Regione Piemonte

San Marzano Oliveto

Ultima modifica 3 marzo 2019

Nella quiete "mistica" di San Marzano Oliveto, tra i profumi di mele e il castello degli Asinari


Paesaggio

Il Comune di San Marzano Oliveto si trova in posizione panoramica, a 300 metri sul livello del mare. È visibile dalla Strada Provinciale 6 (per Asti).

Il paesaggio di San Marzano ricorda a tratti quello toscano e umbro e per la sua quiete quasi mistica, un'attrazione irresistibile sugli stranieri, non pochi dei quali l'hanno scelto come propria residenza, almeno per una parte dell'anno.

Tra questi il pittore tedesco Viktor Mòllerstaedt, le cui opere, esposte in diverse mostre locali, consistenti in progetti scenografici, si ispirano all'arte quattrocentesca italiana.

San Marzano Oliveto si estende su una superficie di 9,68 km² e conta una popolazione di circa 1030 abitanti.

Dista 24 km da Asti, capoluogo provinciale.
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Storia

Il nome di San Marzano fu imposto per deferenza verso San Marziano, forse primo vescovo di Tortona (IV secolo) o vescovo di Ravenna martirizzato a Tortona.

L'origine del paese si fa risalire agli antichi Liguri, ma è con l'arrivo dei Romani che si hanno le prime notizie e testimonianze dell'antichità sanmarzanese.

Secondo la tradizione, le quattro torri, ora scomparse, del Castello erano di costruzione romana.

Una targa della Sovrintendenza ai Beni Culturali fa riferimento a ciò nel presentare l'opera:

«Costruzione romana, edificato prima del Mille, fu ampliato nel 1217»

Il Medioevo e gli Asinari

La storia di San Marzano Oliveto come quella di Moasca (con cui dal 1929 fino al dopoguerra ha unificato la sua amministrazione), di Calamandrana, di Rocchetta Tanaro, di Calosso è legata a quella di Canelli.

Tutti coinvolti nella lotta tra Asti e Alessandria e il Marchese del Monferrato.

Dalla metà del Trecento San Marzano è in mano agli Asinari, signori anche di Costigliole e Moasca e di altri paesi.

Nel 1280 Bonifacio Asinari, ricco mercante astigiano lasciò le proprie ricchezze ai figli; due di loro, Bonifacio e Tommaso divennero comproprietari del feudo di San Marzano.

A ricordo della presenza di questa famiglia, nel territorio di San Marzano esiste una località che ha conservato il toponimo di valle Asinari.

L'età moderna

Nel 1771, Filippo Valentino Asinari fu infeudato primo marchese di San Marzano e Caraglio; il figlio Filippo Antonio Maria (1767 - 1828), fu consigliere di Stato e inviato da Napoleone Bonaparte come ambasciatore a Berlino. Divenne nel 1808 conte dell'Impero e nel 1813 senatore e reggente del Piemonte.

La Resistenza a San Marzano iniziò prima che in altri paesi della zona.

Il 24 e il 25 dicembre 1943, prima da Nizza Monferrato e poi da Asti, vi furono duri rastrellamenti da parte di soldati della Repubblica di Salò, con perquisizioni nelle case.

Non trovandovi partigiani, vennero presi quattro ostaggi e portati nelle carceri di Asti. Con accanimento si ripeterono i rastrellamenti da parte delle Brigate Nere, dei militari della "Muti", dei Tedeschi.
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Amministrazione
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Enogastronomia e prodotti tipici

L’agricoltura è l'attività principale e tradizionale di San Marzano.

La superficie coltivabile costituisce il 75% della superficie totale.

Gli addetti all'agricoltura sono circa 300. Il clima mite e le caratteristiche geomorfologiche favoriscono la frutticoltura (a cui sono destinati 220 ettari) e in particolare la melicoltura (con circa 200 addetti) che, dopo un periodo di crisi dovuta alla concorrenza delle regioni nord orientali d'Italia, si è ripresa bene.

Grazie alla intraprendenza di alcuni produttori la produzione annuale di mele è di circa 40 mila quintali.

Per l'80% della qualità Golden Delicious, il restante 20% dei tipi Stark e Cuper.

Esiste anche una buona produzione di vino (soprattutto Barbera).
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Da vedere

Citato dall'Alfieri come "San Marzano di Acquosana", i primi documenti riguardanti il Castello Asinari di San Marzano risalgono alla nascita del Contado di Acquosana (l'antico territorio di Acqui Terme).

Il castello, forse di origine romana, a opera degli Asinari assunse le caratteristiche di un vero e proprio baluardo difensivo costruendovi ai quattro lati torri angolari quadrate, una delle quali è ancora munita di caditoie.

Dopo l'occupazione degli Spagnoli nel 1655, gli Asinari ne ripresero possesso e trasformarono la fortezza in residenza di campagna.

Opera imponente e suggestiva, è oggi di proprietà privata e adibita a ospitare eventi e matrimoni.

Le sue antiche cantine con archi e volte ricordano l'interno di una cattedrale gotica e dalla sua splendida terrazza - giardino si ammira uno dei panorami più belli della zona.

Degna di nota è la chiesa parrocchiale dedicata a San Marziano, in stile rinascimentale classico, a una navata con presbiterio e coro in stile neoclassico, che sorge sulla piazza del Castello; fondata nel XIII secolo, venne ampliata tra il 1758 al 1763 e restaurata nel 1843.

Le pitture interne risalgono principalmente al XIX secolo e sono attribuite alla scuola di Lorenzo Ivaldi, attivo in Piemonte in quel periodo.

Interessante è anche l'ex chiesa-oratorio dei Santi Pietro e Paolo, costruita sotto le scuderie del castello e di proprietà della Confraternita omonima (ora sconsacrata).

Venne costruita all'inizio del Settecento e ampliata e rimaneggiata dopo la metà dello stesso secolo, aggiungendovi la sacrestia.

Dopo i restauri conservativi e ricostruttivi del 2003 con il finanziamento europeo, su indicazioni dell'architetto Maurizio Testa, ora è la sede del Centro Culturale Polivalente, inaugurato il 22 ottobre 2005.

A San Marzano sono inoltre presenti quattro chiese campestri d'interesse storico artistico: Sant'Antonio (in Regione Italiana), San Rocco (in Regione Chierina), Nostra Signora Annunziata (in Regione Corte) e Santa Libera (in Regione Marziano), che prende il nome da una precedente costruzione del XVII secolo sul Monte Oliveto, ora non più esistente.

Tra i luoghi di culto è da segnalare infine una Chiesa metodista che è presente dal 20 settembre 1897.
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Curiosità

Nel 1862 al toponimo di San Marzano fu aggiunta la denominazione "Oliveto" poiché, secondo alcuni, vi prosperava in epoche antiche l’ulivo.

Una gelata eccezionale avrebbe distrutto gran parte delle piante. A conforto di questa ipotesi, suffragata dall'esistenza di un antico torchio nella vicina Santo Stefano Belbo, si indicano gli ulivi che, ai giorni nostri, continuano a prosperare, anche se non numerosi, in alcuni fondi.

L’ipotesi di una coltivazione dell'olivo praticata nel Medioevo è messa in discussione da quella che fa derivare il toponimo da "pendio" (rivé). Infatti, il paese sorge su un colle un po' scosceso (a 301 metri di altitudine).
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