Regione Piemonte

Vinchio

Ultima modifica 12 gennaio 2019

Vinchio, nel feudo dei marchesi dove storia e leggenda si mescolano ai frutti più buoni che la terra produce


Paesaggio

Vinchio sorge su un gruppo di colline tra Langhe e Monferrato, con il concentrico scandito da tre strade di origine romana (Ramaudio, Luparia e Fonsmagna).

Si estende su un territorio prevalentemente collinare di 9,29 Kmq. su cui vivono circa 600 abitanti.

L’altitudine è di 269 metri sul livello del mare.

Dal centro storico, un tempo dominato dal Castello appartenuto ai Marchesi Scarampi del Carretto, il panorama è veramente spettacolare: una successione di colli, sui quali si arrampicano i vigneti, lasciando affiorare di tanto in tanto gruppi di cascine che paiono spuntare dal suolo come funghi.

Davide Lajolo, uomo politico e scrittore di origine vinchiese, se lo ricorda così: “D'inverno il mio è il paese del fango, come in primavera è il paese dei peschi e dei ciliegi in fiore, d'estate è il paese delle lucertole e delle lepri, d'autunno il paese dell'uva, delle vendemmie nere del barbera”.

Oggi le case sono state ristrutturate ed abbellite, le stalle sono quasi del tutto scomparse e molto spesso i cortili non sono più un servizio per l'agricoltura, ma si sono trasformati in giardini fioriti di gerani e di oleandri.

I boschi di robinie, castagni, querce hanno catturato spazio alle vigne, più selezionate per una produzione di qualità. Ma la vigna caratterizza ancora il paesaggio e l'economia locale, tanto che la superficie vitata raggiunge complessivamente quasi i 250 ettari.

Il turista che raggiunge Vinchio scoprirà un orizzonte dolce di bricchi e di conche, un alternarsi verde di vigne e di boschi, forse identico a quello che videro gli occhi dei feroci saraceni sterminati da Aleramo su queste colline più di mille anni fa.

In questo luogo magico storia e leggenda si mescolano alle cose più buone che la terra produce e stimolano la fantasia ed il palato di chi vi trascorre un week-end alla scoperta dei suoi tesori.

E’ possibile gustare i pregiati prodotti tipici (soprattutto vini, tartufi ed asparagi), godere del patrimonio naturalistico della Riserva naturale Val Sarmassa, essere partecipi delle manifestazioni enogastronomiche che si svolgono nel corso dell’anno ed ammirare, oltre ad un suggestivo panorama che spazia fino all’arco alpino, gli edifici storici che sono testimonianza della millenaria cultura contadina.

Dista 23 km da Asti, capoluogo provinciale.
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Storia

Le colline di Vinchio sono medie formazioni geologiche del bacino terziario Ligure - Piemontese, ricche di sabbie, marne e giacimenti fossili, emerse dall’antico oceano della Tetide nel Pliocene Piemontese (7 milioni di anni or sono) ed ora sede di vigneti e boschi di macchia monferrina.

L’uomo fa la sua apparizione sulle terre emerse presumibilmente nel neolitico (5-6 mila anni a.C.). 
A Vinchio in località Bricco dei Saraceni viene rinvenuta un’ascia litica (inventariata nel museo delle antichità di Torino) probabilmente appartenente a tribù Celto - Liguri. Lo stesso popolo che Tacito nel racconto dell’occupazione Romana di Acqui, denominerà Stazielli. 
Già a quell’epoca, oltre che alla pastorizia ed alla caccia essi si dedicavano alla coltivazione della vite.

I conquistatori Romani tracciarono nella zona una fitta rete di strade che, oltre a portare nelle Gallie, collegavano i centri di Tortona, Acqui, Asti ed Alba. Dalla distanza fra Vinchio e Alba di 20 miglia romane si fa derivare il nome antico Viginti.

Secolo dopo secolo

Le prime notizie della tradizione su Vinchio risalgono all’anno 935 d. C., quando Aleramo, conte di Acqui, sconfisse i Saraceni sull’omonimo colle, cacciandoli per sempre dal Monferrato. L’ipotesi è sostenuta da A. Muratori e dal De Canis (quest’ultimo ipotizza la derivazione del nome Vinchio da "Vinci", vittoria appunto sui Saraceni).

Il più antico documento che parla di Vinchio è del 948 d.C., quando il figlio del Conte Alberto di Asti concede, in cambio di possedimenti in Agliano, la "Basilica Santi Pancrati in Castro Vinci" ed alcuni terreni appartenenti al nostro Castello, al Vescovo Longobardo di Asti Brusnengo. 

In un documento del 1125 Vinchio, con Mombercelli ed altri castelli della Val Tiglione, risulta nel Comitato di Loreto (Costigliole d'Asti) governato da Bonifacio del Vasto Marchese di dinastia Aleramica. Dopo un secolo di lotte le terre del Comitato ritornano ad Asti anche se le Pievi (chiese) resteranno alla curia vescovile di Pavia come confermano i documenti di Papa Innocenzo III (1216) ed Onorio III (1217).

Dalla ricca documentazione del Codex Astensis Vinchio risulta a tutti gli effetti Comune, potente terra di frontiera contesa da Asti e Alessandria, con i suoi Consoli e Signori: Manfredus Monacus, Vitalis De Viginti, Rogerius De Viginti Traversagni, ecc...che hanno possedimenti a Castelnuovo Calcea, Cortiglione e Vaglio. Nel 1313 il Castello è occupato dai Solaro (Guelfi) i quali nell’anno successivo accorrono in aiuto degli abitanti attaccati, alla Bastita, dalle orde del Bastardo di Castelnuovo che fugge, ma viene catturato dal condottiero astese Passerino della Torre, incarcerato e giustiziato nelle prigioni della città di Asti.

Caduti in disgrazia i Solaro, nel 1329, il nobile ghibellino astigiano Antonio Scarampi ottiene l’investitura dall’Imperatore Ludovico il Bavaro dei territori di Montaldo, Vinchio e Mombercelli dove già nel 1318 aveva acquistato possedimenti. Vinchio apparterrà nei secoli a seguire alla terza linea della famiglia di Antonio.

Infatti Tommaso Scarampi sposa Anna del Carretto che porta in dote il fondo di Prunetto e dà luogo alla dinastia degli Scarampi - Pruney. Questa famiglia, originariamente ghibellina, darà alla Chiesa nei secoli successivi diversi prelati: i vescovi di Compiègne (Francia), di Acqui, di Como e di Napoli.

Politicamente, culturalmente ed economicamente Vinchio, unitamente ai Comuni di Mombercelli, Castelnuovo Calcea, Belveglio, Rocca d'Arazzo e Rocchetta Tanaro ebbe per tre secoli una storia a sé rispetto agli altri comuni dell’Astigiano e del Monferrato. Infatti il 27 Gennaio 1387 veniva rogato in Parigi il contratto di matrimonio tra Valentina, figlia di Gian Galeazzo Visconti, e Luigi d’Orleans. La sposa portava in dote tra l’altro le terre astigiane (tutte elencate nel contratto) tranne Vinchio, Mombercelli, Castelnuovo Calcea, Belveglio, Rocca d’Arazzo e Rocchetta Tanaro che restavano "Dominio di Milano" con la denominazione di feudi imperiali, terre dell’Imperatore (Carlo V di Spagna ed i suoi successori e poi gli Imperatori Asburgici). Si dividono così per 3 secoli i destini di queste sei terre dalle restanti terre astigiane che conoscono sin dal XVI secolo il dominio Sabaudo. 

Queste terre oltre a pagare la protezione spagnola furono sovente vittime di saccheggi ad opera delle truppe Sabaude. Nel 1635 il bandito Stefano Re, a nome del Duca Vittorio Amedeo, depredò Vinchio e Mombercelli, incendiò Castelnuovo Calcea (da allora denominato Castelnuovo Bruciato) e di quelle genti che parteggiavano per gli spagnoli fu fatta una vera strage. Il 7 Novembre 1654 i Francesi svernarono a Rocchetta, a Belveglio e occuparono Vinchio ritornandovi ogni anno fino al 1658 tanto da far nascere il proverbio qualunquista riportato ancora da Brofferio "Ch'a sia Fransa ch'a sia Spagna a l'è sempr l'istesa bagna". 

La contesa fu composta nel 1736 col trattato di Vienna che vede gli Asburgo cedere i così detti "Feudi Imperiali" al costituendo Regno di Sardegna. Vinchio farà parte del Dipartimento di Alessandria, Circondario (o Provincia) di Asti, Cantone (o Mandamento) di Mombercelli. Nel 1802 Asti diventa capoluogo del Dipartimento del Tanaro (che comprende anche Vinchio), ma solo fino al 1806, quando Napoleone Buonaparte lo sopprime aggregando le sue terre al Dipartimento di Marengo (Alessandria) che assumerà poi la denominazione di Provincia. Solo nel 1936 Benito Mussolini disegnerà sulla carta del Piemonte il famoso "grappolo d’uva" sui territori cuneesi e alessandrini dando luogo alla Provincia di Asti di cui Vinchio farà parte. 

Dopo l’8 settembre 1943 Vinchio partecipa attivamente alla lotta di Liberazione ed è sede di un gruppo che fa capo alla VIII Divisione Garibaldi del comandante vinchiese "Ulisse" (Davide Lajolo). Egli coordina le operazioni militari per arginare le offensive tedesco - fasciste tra Asti e Alessandria e partecipa alla Giunta popolare di governo della Repubblica del Basso Monferrato (proclamata ad Agliano il 5 Novembre 1944) comprensiva di 40 Comuni liberi della riva meridionale del Tanaro.
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Amministrazione

Dal giugno 2004 il comune è amministrato dal canellese Andrea Laiolo.
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Enogastronomia e prodotti tipici

Quando il mare si ritirò da queste valli i primi “Bricchi” che videro il sole furono, probabilmente, quelli delle colline più alte di Vinchio e di Noche. Allora, milioni di anni fa, nelle gole più profonde della Sarmassa balenottere e delfini si rincorrevano sfiorando con il loro ventre lucido, fondovalli immensi di gorgonie.

Ma lassù oltre la linea d’acqua che divideva il cielo dalla terra, i Bricchi più alti, Montedelmare, Bricco dell’Olmo, Bricco dei Saraceni, erano già isole che assorbivano dal sole energie e umori straordinari. Ed è forse per questo che ancora oggi, tutte le cose che questa terra produce sono così ricche di sapori e profumi, un concentrato di gusti unici ed irripetibili.

I vini, ad esempio, capolavori dalla forte personalità, ben strutturati, carichi di colori e profumi avvolgenti. Magico risultato del lavoro dei viticoltori vinchiesi, a cui molto somigliano per carattere, ma anche della ottimale situazione geografica, del clima, del terreno dei vigneti.

Vengono prodotti i seguenti vini D.O.C.: Barbera d’Asti Superiore, Barbera d’Asti Superiore “Nizza”, Barbera d’Asti, Barbera del Monferrato, Cortese dell’Alto Monferrato, Freisa d’Asti, Grignolino d’Asti, Monferrato Bianco, Monferrato Dolcetto, Monferrato Freisa, Monferrato Rosso, Piemonte Barbera, Piemonte Bonarda, Piemonte Brachetto, Piemonte Chardonnay, Piemonte Grignolino, Piemonte Moscato.

I tartufi, poi, forse quanto di più affascinante le nostre valli e colline riservano all’uomo: un’origine misteriosa, un sapore indefinibile, un’aroma penetrante che risveglia i sensi e le memorie ancestrali. Quelli che si trovano qui, e che finiscono sulle tavole dei più famosi ristoranti d’Italia, hanno la corona, una specie di diadema, quasi a voler sottolineare la loro origine di nobiltà.

Gli asparagi “del Saraceno” infine, il terzo dei nostri gioielli; dal bel colore verde intenso, carnosi, compatti, ricchi di qualità organolettiche, saporitissimi prendono il nome dal bricco dei Saraceni, che più ne produce.

Da molti anni, Vinchio dedica all’Asparago del Saraceno una Sagra che è diventata ormai un appuntamento classico.

La manifestazione, organizzata dalla Pro Loco, si svolge la prima domenica di maggio ed in quell’occasione oltre ad acquistare il prelibato ortaggio dai produttori locali e possibile gustare il pranzo preparato dalle valenti cuoche dell’associazione che propongono un ricco menù a base di asparagi e di altri piatti tipici locali.

Gli asparagi costituiscono un alimento apprezzato, preparato più spesso come piatto a sé stante che come verdura di contorno. Gli asparagi vengono lessati e si possono gustare in svariati modi: alla parmigiana, semplicemente intinti nell’olio, con salse particolari oppure con l’aggiunta di uova (- ‘spors mariò - asparagi maritati).
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Da vedere

A Vinchio sono presenti quattro musei di cui uno, il Museo Contadino che illustra il ciclo del lavoro nei vigneti, è all’aperto.

Degli altri musei, due sono ospitati nei locali dell’ex Municipio di Vinchio: il Museo Davide Lajolo - Vinchio è il mio nido è dedicato alla vita e alle opere di Davide Lajolo, scrittore, giornalista, poeta e partigiano (da vedere anche il mezzobusto realizzato in sua memoria), e la Casa della Memoria, della Resistenza e della Deportazione, dedicata al ricordo della Resistenza partigiana contro i nazifascisti.

Merita una visita anche la Casa natale e Museo del Venerabile Fratel Teodoreto, fondatore della scuola tecnica Casa di Carità Arti e Mestieri, e beatificato nel 1990.

Di estremo interesse sono anche gli edifici religiosi presenti sul territorio comunale, tra cui la chiesa parrocchiale dedicata all’evangelista S. Marco, settecentesca, la Chiesa della Confraternita della Santissima Trinità (XVI secolo), e la chiesa parrocchiale di frazione Noche intitolata a San Defendente.

In paese si trovano inoltre numerose chiesette in cui viene celebrata la SS. Messa in occasione di particolari ricorrenze: San Sebastiano, Santa Petronilla, San Giovanni Bosco, San Michele.

Inoltre molti incroci sono segnati da piccole cappelle votive, che con le loro semplici linee architettoniche testimoniano il profondo spirito religioso che permea la comunità vinchiese.

Sulle orme dei percorsi collinari che Davide Lajolo era solito frequentare, sono stati individuati tre itinerari che si sviluppano ad anello dando modo di cogliere le suggestioni del paesaggio e di ripercorrere i grandi temi del rapporto tra l'Autore ed il territorio:

l'itinerario “I bricchi del Barbera” collega Vinchio alla frazione di Noche passando per il bricco di San Michele;

l'itinerario “I boschi dei Saraceni” si sviluppa nella verde valle del Giardino scendendo sino al Tiglione per ritornare in paese, lungo la dorsale del bricco dei Saraceni;

l'itinerario “Il mare verde” si sviluppa verso le Cascine in direzione di Cortiglione, per giungere ai boschi della Val Sarmassa, riserva naturale che si estende su una superficie di oltre 230 ettari tra i comuni di Vinchio, Vaglio Serra e Incisa Scapaccino.

La Riserva comprende colline e valli con boschi di robinie, castagni, querce, di cui un esemplare secolare, detto “La Ru”, è monumento naturale della Riserva.
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Curiosità

La Ru, quercia secolare e monumento naturale della Riserva della Val Sarmassa, è un luogo che venne reso magico dallo scrittore e giornalista Davide Lajolo.

Lajolo recupererò l’antica leggenda di Clelia e Ariosto, risalente ai tempi della peste del 1630, in cui due giovani innamorati cercavano scampo all’epidemia salendo sulla grande quercia.
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