Regione Piemonte

Castelnuovo Don Bosco

Ultima modifica 24 dicembre 2018

Due passi per Castelnuovo Don Bosco, la “Terra di Vini e di Santi” dell’Alto Astigiano


Paesaggio

Castelnuovo Don Bosco è conosciuto in tutto il mondo per essere la “Terra di Vini e di Santi”: qui, tra i filari di Malvasia e Freisa, nacquero San Giovanni Bosco, San Giuseppe Cafasso, il beato Giuseppe Allamano, il cardinale Giovanni Cagliero, e morì, in frazione Mondonio, San Domenico Savio.

Il paese si estende su una superficie di 21,61 km², all’estremo Nord-ovest della provincia di Asti, in zona collinare; è popolato da circa 3200 abitanti.

Dista circa 33 km da Asti, capoluogo provinciale.

In passato si chiamava Castelnuovo d’Asti, poi divenuto Castelnuovo Don Bosco in onore del celebre don Giovanni Bosco.

Castelnuovo Don Bosco aderisce al patto di fratellanza fra tutti i comuni d'Italia che si chiamano Castelnuovo (26 in totale).

Il patto di fratellanza è stato siglato nel 2004 negli uffici del locale municipio (via Roma 12).
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Storia

Il paese fu popolato già in epoca romana e preromana come testimoniato dai numerosi reperti archeologici ritrovati nella zona. Significativo il frammento di lapidario rinvenuto nei pressi della cascina Malino di Ramello.

La nascita del comune risale all’anno 1160 sotto la sovranità dei Marchesi di Torino; divenne successivamente possesso dei Marchesi di Ivrea dai quali ebbero origine le famiglie dei conti di Biandrate e dei Rivalba.

I Biandrate combatterono a fianco dell’imperatore Federico Barbarossa e diedero il territorio di Castelnuovo ai Rivalba, loro congiunti.

L’imperatore concesse il territorio ai marchesi del Monferrato per ricompensare la loro fedeltà.

Il periodo storico più importante per Castelnuovo risale ai secoli XII-XIII quando il feudo tornò nuovamente in mano alla potente famiglia dei Rivalba, dopo una breve parentesi di sottomissione alla città di Chieri.

I Rivalba consolidarono la presenza di Castelnuovo come castello-fortezza a difesa dalle incursioni di Chieri e del Conte di Savoia.

Nel 1290 il territorio castelnovese passò sotto il dominio di Asti; le continue guerre che infiammavano l’Italia settentrionale riportarono Castelnuovo, dopo appena 40 anni, sotto il dominio dei Marchesi del Monferrato.

Con la rivolta contro il sistema feudale e l’autorità imperiale, il comune visse un periodo di sviluppo economico ma il progressivo affermarsi dei principati, al posto dei piccoli comuni, costrinse Castelnuovo a dover abbandonare l’autonomia conquistata appena due secoli prima, passando sotto il dominio di Emanuele Filiberto Duca di Savoia.

Il paese fu base d’accampamento per le truppe sabaude in lotta contro Francesi e Spagnoli; le epidemie di peste e colera, nel Seicento, non risparmiarono i castelnovesi e provocarono la morte di diverse persone.

Dal 1710, in poi, Castelnuovo continuò a far parte del Regno Sabaudo, centro propulsore dell’unificazione dell’Italia.

(Fonte: Appunti liberamente tratti da 'Castelnuovo don Bosco - notizie storiche' di Angelo Baumgartner)
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Amministrazione

Il comune è amministrato da circa 30 anni (non consecutivi) dal torinese Giorgio Musso.

A Castelnuovo Don Bosco ha sede, in via Roma, l’Unione di Comuni Alto Astigiano.
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Enogastronomia e prodotti tipici

Giunti a Castelnuovo Don Bosco potrete assaggiare alcuni dei piatti più caratteristici della cultura gastronomica del Monferrato: l’antica finanziera, il fritto misto piemontese e la torta di mele, accompagnati dai vini Freisa d’Asti e Malvasia di Castelnuovo Don Bosco.

Sul territorio è anche fiorente la produzione di mieli, grappe e aceti.

Per gli amanti dei funghi si segnala la tappa della Fiera Regionale del Tartufo, nel mese di novembre.

In estate, invece, tutti alla celebre Sagra della Sautissa con protagonista la salsiccia, proposta in diverse varianti.
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Da vedere

Lassù, maestosa nelle dimensioni ed invidiabile per la sua bellezza, sorge sul Colle Don Bosco la Basilica di Don Bosco eretta tra il 1961 e il 1966 dove sorgeva Cascina Biglione – Damevino, dimora di Giovanni Bosco.

Nell’area adiacente la Basilica meritano una visita la Casa natale e il Santuario di San Giovanni Bosco, dove il santo dimorò fino all’età di 16 anni, il Museo della Civiltà Contadina dell’Ottocento, in cui sono esposti oltre 700 attrezzi della vita contadina dell’Ottocento, e il Museo Etnologico Missionario Don Bosco, collezione di oggetti tipici portati in Italia dai missionari salesiani di ritorno dalla spedizioni nel mondo.

Anche il centro storico di Castelnuovo Don Bosco è uno scrigno di bellezze da non perdere.

Partendo dal Municipio, in via Roma, risalendo verso il Santuario della Madonna del Castello e la Torre del Castello dei Rivalba, la prima sosta è da dedicare al grandioso Monumento a San Giovanni Bosco, eretto nel 1898.

Nelle vicinanze la Casa natale del Beato Giuseppe Allamano, fondatore delle congregazioni dei Missionari e delle Missionarie della Consolata.

Proseguendo per la salita di via Umberto I, e nelle vie limitrofe, è possibile vedere:

la Chiesa sconsacrata della Confraternita di San Bartolomeo, seicentesca, che conserva al suo interno stucchi barocchi e un bassorilievo del XVII secolo, oggi adibita ad ospitare eventi culturali, e la chiesa parrocchiale di Sant’Andrea Apostolo, edificata nei primi del Seicento.

A pochi passi troviamo Villa Filippello, imponente edificio in stile liberty con annesso ampio giardino, Palazzo dei Rivalba, in stile barocco, sovrastato da una torre, la casa natale e la cappella di San Giuseppe Cafasso, santo sociale torinese.

Sempre in zona troviamo la Chiesa della Madonna del Roc, edificata nel Settecento a ridosso di una roccia, e la barocca Chiesa di San Pietro in Zucca.

Il territorio comunale è ulteriormente impreziosito dalla presenza di splendide chiese romaniche: la Chiesa di Santa Maria di Cornareto, risalente al XII secolo, che si erge su una deliziosa collina coperta da vigneti, la Chiesa di Sant’Eusebio (XI secolo), probabilmente la prima chiesa parrocchiale di Castelnuovo Don Bosco, e la Chiesa di Santa Maria di Rasetto (o Raseto), anch’essa antica parrocchiale che fu abbandonata quando la popolazione si trasferì per formare il borgo di Mondonio.

L’itinerario alla scoperta di Castelnuovo Don Bosco si può arricchire con ulteriori tappe nel grazioso borgo di Mondonio, posto al centro del sito di valenza naturalistica dei Boschi di Muscandia, area verde umida che attraversa le campagne del Basso Monferrato.

Qui hanno sede la Casa di San Domenico Savio, allievo di San Giovanni Bosco che morì all’età di soli 14 anni, il Castello dei Turco, distrutto nel Quattrocento e di cui resta visibile una torre, la Chiesa parrocchiale di Santa Maria e San Giacomo e la già citata Chiesa di Santa Maria di Rasetto (o Raseto).

Per gli amanti della natura è consigliata una visita alla fonte naturale solforosa, alla panchina gigante color verderame, in frazione Bardella, e all’Ecomuseo del Basso Monferrato Astigiano con annessa Xiloteca.
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Curiosità

Mondonio è oggi una frazione di Castelnuovo Don Bosco ma mantiene ancora intatto il suo forte spirito identitario: è stato comune fino al 1929, ossia, fino a quando il Governo non decise la soppressione dei piccoli comuni ed aggregò Pino d'Asti e Mondonio a Castelnuovo Don Bosco.

Con la fine del regime fascista, nel 1946, molti centri vennero ripristinati tra cui quello di Pino d'Asti.

Non fu lo stesso per Mondonio, benché le sue campagne avessero già squillato a festa.

Non chiedete mai ad un abitante di Mondonio di dire "Sono di Castelnuovo": vi risponderà sempre che è di Mondonio e basta.

In effetti, a ben guardare i servizi attivi nella frazione, si ritrovano molti dei tratti distintivi di un comune: hanno la loro parrocchia, la lapide ai caduti, il cimitero, il castello e un tempo avevano pure la scuola.

Da qualche anno Mondonio ha aggiunto al proprio nome quello di San Domenico Savio, un tributo molto sentito al proprio Santo; qui il piccolo Domenico visse, morì e rimase sepolto nel cimitero frazionale fino a quando i Salesiani, nel 1914, decisero di spostare la sua tomba in un altare laterale della Basilica di Maria Ausiliatrice, a Torino, dove è sepolto anche Don Bosco

La notizia sollevò non pochi malumori a Mondonio ma ormai Domenico Savio non apparteneva più solo alla borgata, ma alla Cristianità.
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