Regione Piemonte

Albugnano

Ultima modifica 25 marzo 2019

Vista sulla Canonica dal balcone del Monferrato: questo è Albugnano.


Paesaggio.

Albugnano domina il Basso Monferrato dall’alto dei suoi 549 metri sopra il livello del mare.

Grazie alla particolare altitudine e gli scorci panoramici è definito il balcone del Monferrato: dal suo celebre Belvedere Motta, punto più elevato del territorio monferrino dove un tempo sorgeva il castello di Albugnano, distrutto dai Francesi nel XV secolo, è possibile godere di uno splendido panorama sulle colline dell’Astigiano e intravedere la Basilica di Superga.Il delizioso borgo monferrino si estende su una superficie di 950 ettari, popolata da circa 500 abitanti; dista poco più di 30 km dal capoluogo provinciale, Asti, e da quello regionale, Torino.


Storia.

Antica terra di dominazione romana, come testimoniato dai diversi ritrovamenti archeologici rinvenuti nella zona, il paese fu governato dai Marchesi del Monferrato e successivamente dagli astigiani.

In epoche più recenti, a partire dal XVII secolo, Albugnano è stato territorio dei Savoia e, fino alla fine del 1800, feudo dei canonici di Vezzolano prima che l’ente venisse soppresso dal governo di Napoleone Bonaparte.


Amministrazione.


Enogastronomia e prodotti tipici.

Albugnano, centro agricolo e turistico del Monferrato, si sta ricavando un posto di nicchia nel mondo vitivinicolo piemontese grazie a un prezioso vino ottenuto da uve Nebbiolo, l’Albugnano DOC, con una produzione molto limitata (appena 22 ettari di terreno) compresa tra i comuni di Albugnano, Pino d’Asti, Castelnuovo Don Bosco e Passerano Marmorito.

Per promuovere e consolidare l’identità enologica e storica del territorio di produzione dell’Albugnano DOC è nata, nell’aprile 2017, l’associazione Albugnano 549 che riunisce 13 produttori della zona.

Il numero 549 non è casuale: ricorda i metri sopra il livello del mare del municipio di Albugnano.

Gli albugnanesi, oltre al vino, hanno tramandato nei secoli alcune ricette tipiche tutte da gustare, tra cui: le "ciape", fette di pere, mele e prugne essiccate al sole o nel forno; la "salsa dei frati", miscela di miele, olio di noci, aceto di sidro e succo di sedano con effetti afrodisiaci; la "tintura dei frati": infuso di erbe impiegato per tisane digestive, come dissetante e come rimedio contro i dolori reumatici; il "purè dei canonici di Vezzolano", fatto con funghi prataioli e spinaci selvatici; la "bagna cauda dell'amicizia", consumata nella mensa dei frati e considerata come piatto attorno al quale tutte le discordie si possono appianare.


Da vedere.

Il nome di Albugnano è legato indissolubilmente a quello della Canonica dedicata a Santa Maria di Vezzolano, imponente edificio costruito sul finire dell’XI secolo e gioiello del romanico in Piemonte.

La Canonica ha fatto parte di un importante complesso monastico di cui oggi restano visibili la chiesa, il chiostro e la sala capitolare.

Tracce di romanico sono ben visibili anche nella pianta della Chiesa parrocchiale di San Giacomo Maggiore, edificata verso il 1450, e nel recinto del cimitero di Albugnano dove sorge la Chiesa di San Pietro, antica parrocchiale, costruita prima dell’anno mille tutta in pietra di arenaria.


Curiosità.

La Canonica di Santa Maria di Vezzolano è anche chiamata, impropriamente, Abbazia di Vezzolano sebbene non sia mai stata un’abbazia.


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