Regione Piemonte

Revigliasco d’Asti

Ultima modifica 5 gennaio 2019

Revigliasco d’Asti, nel “salotto” della Valle Tanaro dove le ciliegie sanno di cielo...


Paesaggio

Partendo da Asti e percorrendo la strada pianeggiante che scorre ai piedi delle colline e a breve distanza dalla riva sinistra del Tanaro, giungiamo, dopo solo 7 km dal capoluogo di provincia, a Revigliasco d'Asti.

Superati i due tornanti della salita che porta al paese, scorgiamo l'abitato che si sviluppa compatto sul dorso della collina, dominato dall'imponente mole della chiesa parrocchiale e dall'elegante e allo stesso tempo robusto campanile che si eleva al suo fianco.

Revigliasco è conosciuto come "il paese delle ciliegie", frutti che, parafrasando una splendida frase del libro "Lessico famigliare" di Natalia Ginzburg, sanno di cielo e di primavera.

Lo spettacolo che le sue colline riservano al visitatore, sia nel periodo della fioritura sia in quello della maturazione dei frutti, appare veramente eccezionale.

Ma Revigliasco non è solo il paese delle ciliegie: malgrado il regresso dell'agricoltura, esistono ancora aziende che producono vini pregiati da vigneti posti in zone particolarmente vocate - già dall'antichità - alla viticoltura.

Oltre alle produzioni agricole e alle bellezze paesaggistiche, il paese riserva al visitatore anche altre sorprese di tipo storico, architettonico e artistico.

Il paese si estende su una superficie di 8.84 km² e conta una popolazione di circa 780 abitanti.
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Storia

Caratterizzata da un insieme di fattori favorevoli all'insediamento - quali le risorse offerte dai fiumi, la fertilità del terreno, il morbido andamento dei rilievi collinari - il territorio tra Tanaro e Borbore fu abitato già dall'epoca preistorica e fu oggetto di intensa colonizzazione in epoca romana.

Nel territorio di Revigliasco, toponimi di chiara derivazione romana, come Grisane, Arpeziano e Viano, attestano la presenza di aziende agrarie dirette da coloni romani insediatisi nella zona, con ogni probabilità, già nel primo secolo avanti Cristo.

Anche il toponimo Revigliasco, che in un documento dell’886 appare nella forma Ruviliasco, potrebbe derivare - secondo alcuni autori - da Rupilius, ossia dal nome del proprietario del luogo sul quale, già in epoca romana, sorse un primo agglomerato di case e in seguito, nell'alto medioevo, si sviluppò il paese.

A proposito dell'epoca romana, è importante ricordare che il territorio di Revigliasco era attraversato dall'antica strada che collegava Hasta (Asti) con Pollentia (Pollenzo).

Il toponimo ad quartum, registrato nel più antico Catasto del paese del 1564 e riferito ad una regione situata presso l'attuale strada Cuneo, attesta la presenza in quella zona del cippo indicante il quarto miglio da Asti.

Altra importante traccia della presenza romana è la lapide funeraria, ritrovata nel 1948 proprio in regione Grisane, che ricorda Publio Toranio, un veterano della legione XIII, appartenente alla tribù Pollia.
La lapide ora si trova collocata presso l'abside della chiesa parrocchiale.

I più antichi documenti che riguardano il paese risalgono al secolo IX.
Il più antico è quello già citato dell'886 che si conserva presso l'Archivio Capitolare di Asti e che ricorda un certo Samuel de Ruviliasco, testimone ad un atto stipulato in Asti. A proposito dei più antichi documenti che riguardano il paese, bisogna tenere presente che essi si riferiscono all'antico insediamento situato nei pressi dell'attuale cimitero e presso l'antica chiesa di San Martino.

Soltanto molto più tardi, verso la fine del secolo XIII, gli abitanti, insieme a quelli di altri insediamenti scomparsi della zona come Viano e Arpeziano e, in parte, Castiglione di Romano, si trasferiranno all'interno o presso il recinto del castello, corrispondente al sito della "villa", cioè del centro storico attuale.

La prima memoria dell'esistenza del castello di Revigliasco risale al 1010. In un documento redatto all'interno delle sue mura apprendiamo che il castello è in mano laica, mentre l'amministrazione della giustizia spetta al Vescovo e buona parte del patrimonio terriero al Capitolo della cattedrale di Asti. All'inizio dell'XI secolo, la presenza ecclesiastica appare dominante ma non esclusiva. Ad essa si affianca la concorrenza di qualche eminente famiglia locale cui spetta parte del patrimonio e il controllo militare del territorio.

Nella prima metà del secolo XII, Revigliasco entrò a fare parte dei possedimenti del Comune cittadino, già esistente nel 1095. La dipendenza da Asti venne riconosciuta dall'Imperatore Federico I Barbarossa nel 1159.

Tale dipendenza diretta venne meno nella seconda metà del secolo XlV. Nel 1371, infatti, Asti vendette "il castello, la villa e gli uomini" di Revigliasco ad Amedeo Roero il quale diede inizio alla linea dei Roero di Revigliasco.

Nel 1561, Roberto Roero, in forza della volontà testamentaria della madre Eleonora San Severino, assumerà il nome Roero San Severino, che rimarrà alla famiglia signorile di Revigliasco fino alla sua estinzione, avvenuta verso la metà del secolo XIX.

Per la sua vicinanza con Asti, Revigliasco condivise sempre le sorti della città, passando dopo la crisi della piena autonomia comunale e la temporanea prevalenza angioina, prima sotto i Visconti - ai quali si diede la città nel 1342 - e poi, nel 1387, sotto i duchi di Orleans in forza della dote di Valentina Visconti.

Nel 1531, per volontà dell'imperatore Carlo V che cedette la conte a di Asti a Beatrice di Portogallo, moglie del duca Carlo III, Revigliasco passò sotto i Savoia. Entrato a fare parte del ducato sabaudo, Revigliasco venne successivamente coinvolto nelle vicende storiche, istituzionali e militari di questo stato fino alla realizzazione dello stato unitario.
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Amministrazione

Dal maggio 2014 il comune è amministrato dal domese Giuseppe Contorno.
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Enogastronomia e prodotti tipici

A partire dal 1926, anno in cui fu istituito il mercato, per molti decenni, Revigliasco ha condiviso con Pecetto Torinese il primato in Piemonte della produzione di ciliegie.

Ventimila piante, mercati affollatissimi, compratori che venivano da lontano e si contendevano le centinaia di ceste, allineate sulla piazza ricolme di succose tamporje, come si chiamavano le ciligie nel linguaggio locale.

Dal dopoguerra il fenomeno si è progressivamente ridotto ma il legame di Revigliasco con le ciliegie non è venuto meno.

Oggi il mercato delle ciliegie non esiste più ma è stato sostituito dalla Sagra della Ciliegia, che si svolge a giugno, grazie alla sinergia tra Comune, Pro Loco e Confraternita della Ciliegia; attraverso questa vetrina i produttori locali continuano a far conoscere il loro prodotto, i graffioni e la mora di Revigliasco.

Alla coltivazione del ciliegio si affianca quella, di antichissima origine, della coltivazione della vite.

Il vigneto è presente sulle colline di Revigliasco nelle posizioni migliori, nei terreni aridi e meglio esposti alla luce e al calore solare.

Sono, a volte, vigneti piantati con cura con le brope o le cane che paiono monumenti alla capacità e all'arte contadina. Sono i vigneti storici. A questi si affiancano, come ormai un po' ovunque, quelli più razionali di recente impianto dove le brope sono sostituite da meno poetici pali di cemento.

Oltre alla collina "il prodotto del vino" esige un altro spazio più segreto dove percorrere la sua lenta, silenziosa evoluzione: la cantina. E' qui che avviene il lungo processo dalla fermentazione, all'imbottigliamento, all'invecchiamento.

I vini che si producono a Revigliasco sono il Barbera d'Asti e il Grignolino d'Asti, vini rossi tra i più tipici di Asti e del Monferrato. Rustici e raffinati allo stesso tempo e soprattutto genuini...

L'Astigiano, non meno delle Langhe, è terra del tartufo.

Anche a Revigliasco non mancano i luoghi adatti alla formazione del Tuber Magnatum Pico, del tartufo bianco (tubero dei ricchi come indica il termine botanico), come non mancano appassionati trifolai, che di notte, quando il buio e il silenzio permettono la massima concentrazione e riserbo, perlustrano il territorio nella speranza della scoperta. Se la fortuna premierà il loro interesse e la loro passione, il prodotto finirà sui banchi delle fiere di Alba, Moncalvo, Villafranca ed di Asti dove a ottobre e a novembre giungono appassionati ed esperti da tutto il mondo.

Infine troviamo la famosa nocciola tonda del Piemonte che affianca, e talvolta sostituisce, la coltivazione della vite.
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Da vedere

Il borgo San Rocco

Ad accogliere il visitatore all'inizio del paese è la cappella di San Rocco.

La cappella di antica origine, probabilmente seicentesca, ma che si presenta oggi in una ricostruzione di inizio secolo XX, ha dato il nome al borgo e un tempo anche alla via che conduce al centro del paese. Il nome della via fu cambiato poi, in periodo postunitario, in via Roma.

La cappella è molto amata e curata dagli abitanti del borgo che organizzano la festa del santo con processione, benedizione e distribuzione dei "pani di San Rocco" il 16 agosto.

Proseguendo per via Roma, ci si può fermare al n. 12 ed entrare nel cortile per vedere la casa dove Vittorio Alfieri visse il suo primo anno di vita (1749) presso una balia del luogo.

A proposito della permanenza di Alfieri a Revigliasco, merita di essere ricordato un fatto che lo stesso Alfieri racconta nella "Vita". Quasi ogni giorno il padre si recava a piedi da Asti a Revigliasco per vedere l'amatissimo figlio. In seguito ad uno di questi viaggi, fatto all'inizio di gennaio (1750), il padre si ammalò di grave malattia polmonare che in pochi giorni lo portò alla morte.

Piazza Vittorio Veneto

Proseguendo per via Roma si giunge in Piazza Vittorio Veneto, piazza principale del paese. Nel vedere come è adesso questa piazza nessuno immagina che, fino all’inizio del secolo, non fosse una piazza, ma il "fossale pubblico".

Una grande pozza, cioè destinata a ricevere acqua piovana della "villa", ossia della parte più alta del paese. Acqua utilizzata per abbeverare il bestiame, lavare i panni e per altri usi domestici.

Ora questo ampio spazio pubblico costituisce il punto nevralgico del paese, luogo di incontro e socializzazione dove si trovano alcuni servizi (ufficio postale, banca) e gli esercizi commerciali (bar e negozio).

Se non si alza lo sguardo verso Sud e non si nota la presenza della chiesa e del municipio (ciò che accade in genere a chi attraversa velocemente in macchina il paese) si è indotti a pensare che il paese si estenda soltanto lungo l'asse d'attraversamento in direzione di Celle Enomondo.

Ma è proprio a Sud che si trova la parte più antica e storicamente significativa del paese.

Nel cuore del Paese

Da Piazza Vittorio Veneto, prendendo via Bertolotti si oltrepassa un limite oggi invisibile ma facilmente immaginabile: il limite dell'antico borgo fortificato e si entra nella "villa".

Uno spazio ristretto entro il quale nel Medioevo, ma in gran parte ancora nel Settecento, si estendeva un reticolo di case molto più fitto di quello attuale.
Ora la Chiesa dei Santi Martino e Sant'Anna, il municipio, la piazza, l'asilo, la canonica hanno preso il posto di un buon numero di minuscole abitazioni.

Si segnala che nelle adiacenze della chiesa parrocchiale svetta, su una colonna con capitello corinzio, una splendida statua della Vergine Maria.

Il luogo più tipico della "villa" è l'antica via dei Gatti (ora via Trento) che mantiene in parte il suo carattere urbano tradizionale e che meriterebbe di essere conservato e tutelato in tutti i suoi aspetti. Da questa via si può ammirare la bellissima struttura settecentesca della canonica articolata in due maniche con doppio loggiato.

Ma è facile ignorare questa via secondaria e difficile non subire l'attrazione esercitata dall'imponenza della chiesa e poi dallo spazio aperto della piazza che immediatamente attraggono il visitatore.

Le due prestigiose quinte architettoniche costituite dalle facciate della chiesa e del municipio e la regolarità spaziale conferiscono alla piazza un carattere riservato, ufficiale quasi aristrocratico.

Si può concludere la visita della "villa" percorrendo l'ultimo tratto di via Bertolotti (già via Arciciocchera) e poi voltando a destra in via Ripasso. Sul lato destro di questo breve tratto di via, si può scorgere l'antico accesso alla cascina rustica del castello che conserva ancora il portone ligneo del Settecento.

Il castello fu abbattuto intorno alla metà del secolo XIX.

Il borgo San Martino

Dopo aver visitato la "villa", il cuore del paese e i monumenti più importanti di Revigliasco, dopo aver percorso il breve tratto di via Ripasso, ci si trova in via Gioberti che è il nome dato all'inizio del secolo XX al secondo tratto della direttrice di attraversamento del paese tendente verso Celle Enomondo.

Il nucleo urbano attraversato dalla via porta il nome di borgo San Martino, in quanto collocato nella direzione dell'antica parrocchiale del paese che era ubicata presso il cimitero.

Il borgo si è particolarmente sviluppato nel corso del Settecento e dell'Ottocento specialmente verso Sud, sfruttando una piccola propaggine collinare che si estende in questa direzione e dando origine ad una nuova via: l'attuale via Roero.

E' proprio questa via che accoglie alcune case private dotate di pregio storico e architettonico, come casa Gardini della prima metà dell'Ottocento e casa Orecchia dell'inizio del Novecento.

Arrivederci a Revigliasco

Da piazza Vittorio Veneto, andando in direzione di Celle Enomondo, oltrepassato il Borgo di San Martino, ci si trova, dopo avere percorso un breve tratto di strada, in aperta campagna, sul colle del Cimitero, nel luogo dove sorgeva in passato il paese.

Il colle merita una sosta per la sua posizione, forse la più bella del territorio comunale, dalla quale si può godere un bellissimo panorama che, nelle giornate limpide, permette di abbracciare quasi in un unico sguardo l'ampia valle del Tanaro, e le colline di Langa e Monferrato.

Proseguendo la strada della Serra, la strada verso Celle, si toccano le case Merlone e si passa dietro la cascina del Castellero (conosciuta anche con il nome di villa Boero), già dei conti Roero di Revigliasco, poi degli Isnardi di Montà.

Oltrepassato il poggio del Castellero e il gruppo di case di Rivoira Bassa, si comincia a intravvedere tutta la zona collinare che degrada verso la valle del Borbore, le colline del Sandamianese, di Cisterna, del Roero... e, oltre ad esse, nelle belle giornate, la catena alpina dominata dall'inconfondile cima del Monviso.

A salutare il visitatore sulle "fini di Revigliasco" è la graziosa Cappella della Beata Vergine delle Grazie, simbolo di protezione e augurio di un felice proseguimento e di un gradito ritorno... a Revigliasco.
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Curiosità

Il Comune di Revigliasco, a differenza della maggior parte dei piccoli Comuni del Piemonte e dell'Italia, ha il privilegio di possedere uno stemma storico.

Uno stemma cioè scelto ab antiquo, in un momento imprecisato della storia, dai padri revigliaschesi, quale emblema, segno di riconoscimento della Comunità.

La sede che ha trasmesso la rappresentazione più antica dello stemma non è il palazzo comunale, ma la chiesa parrocchiale. Lo stemma, infatti, si trova riprodotto al centro del primo arco della volta della chiesa e poi su tre banchi, posti nella chiesa stessa, originariamente riservati ai membri del Consiglio Comunale.

La testimonianza più antica dello stemma e del 1741 e si situa nel contesto della costruzione della nuova chiesa parrocchiale fortemente voluta dal Comune e in grande parte realizzata coi fondi del Comune stesso.

Non sappiamo se lo stemma sia stato scelto proprio in questo contesto o se esso fosse già precedentemente usato dal Comune. Quello scelto dai revigliaschesi fu, comunque, uno stemma classico dell'araldica civica, uno stemma ricco di simbolismo.

Esso raffigura l'Agnus Dei, ossia l'Agnello pasquale, simbolo di Cristo risorto.

Sulla bandierina (simbolo di vittoria) sorretta dall'agnello si trovano inscritte le lettere CDR che stanno per "Comunità di Revigliasco".

I revigliaschesi dei secoli passati scelsero, dunque, questo simbolo per esprimere il loro forte attaccamento alla tradizione religiosa, poiché in essa riconoscevano il proprio fondamentale riferimento culturale e il luogo dove meglio poteva esprimersi la loro identità collettiva.
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