Regione Piemonte

Mombercelli

Ultima modifica 3 marzo 2019

L'ospite venga, l'ostile fugga: Mombercelli, il paese dove il pane si chiama vino, (M)umber one della Val Tiglione


Paesaggio

Mombercelli (in piemontese Mombërsèj), capoluogo della Val Tiglione, l'antica valle dei tigli, nel cuore del Monferrato accoglie da sempre, con la più schietta cordialità e squisita cortesia il visitatore in cerca di preziosa quiete, di ambiente sano, incontaminato, di tradizione enogastronomica eccellente e di cultura che spazia dal recupero e valorizzazione dell'antico alla contrapposizione squillante dell'arte espressiva contemporanea.

Un discorso, un cammino che il paese che ha per motto “Hospes veniat, fugiat hostis (L'ospite venga, l'ostile fugga)” propone con slancio al visitatore attento, che sia alla ricerca del particolare e del bello.

Il paese si estende su una superficie di 14.23 km² e conta una popolazione di circa 2200 abitanti.

Dista circa 20 Km dal capoluogo provinciale, Asti.
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Storia

Nel 1125 anno in cui per la prima volta viene citato in un documento, Mombercelli faceva parte della contea di Loreto. Ma si tende a ritenere che la sua fondazione sia da collocare in epoca longobarda. Verso il Mille, questo centro assai dotato di strutture fortificate, estendeva il suo dominio anche sulle terre di Malamorte (Belveglio) e Vigliano.

Nel 1160 il comune di Asti strinse con Mombercelli, che gli aveva giurato fedeltà, un'alleanza militare e provvide a edificare una propria torre nel recinto del castello.

Durante le lotte tra guelfi e ghibellini Mombercelli fu teatro di vicende sanguinose: prima con la conquista del paese a opera di Martino Alfieri, poi con la riconquista astigiana accompagnata da spoliazioni e massacri.

Nel 1342 si afferma, sull'Astigiano, il dominio di Galeazzo Visconti. Ma Mombercelli, con altri centri vicini, non venne compreso nei beni dotali concessi a sua figlia Valentina e finì direttamente nell'orbita del Ducato milanese: vi doveva rimanere per oltre tre secoli, fino al 1736 quando passò nei domini sabaudi. Come "feudo imperiale" poté a lungo beneficiare di alcuni privilegi che furono alla base della sua fortuna commerciale.

Di estrazione milanese era anche la famiglia che dal 1538 e per secoli, dominò il castello del luogo: i Maggiolini, in comproprietà con i Bellone e gli Asinari di Bernezzo.

Come tutti i paesi dell'area, anche Mombercelli conobbe a lungo l'odioso, pesante gravarne rappresentato dalle alloggiate militari, e dai costi che esse comportavano; la continua presenza di truppe e di sbandati fu anche all'origine della piaga del contrabbando e del banditismo che per lungo tempo assillò la Comunità, gettandola letteralmente sul lastrico.

Durante la guerra tra Cristina di Francia e i cognati Principi Tommaso e Maurizio, Mombercelli fu occupato dai Francesi fino al 1650 e rioccupato dagli Spagnoli.

L'occupazione si ripeté durante la guerra di successione spagnola nel 1736, per cessione dell'Austria, Mombercelli entra a far parte del Regno Sardo.
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Amministrazione
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Enogastronomia e prodotti tipici

Mombercelli è il paese dove il pane si chiama vino.

La dice lunga il motto sulla umile, paziente, attenta e amorevole cura con cui i suoi abitanti, da sempre, si dedicano al prodotto principale di zona e come dalla loro terra sappiano trarre con tanta onestà il pane del loro vivere quotidiano.

Oggi Mombercelli è un paese ben inserito in una realtà operosa di una società in evoluzione, con attività produttive di prim'ordine in campo vinicolo dove vanta, dal 1900, una Cantina Sociale notevole e circa 40 produttori in campo enologico che offrono un prodotto pregiato, ricco di riconoscimenti ufficiali, in grado di soddisfare ogni esigenza, come la Barbera del Monferrato, la Barbera d'Asti (se dite il Barbera è proprio la stessa cosa: sarete comunque egregiamente serviti), il Grignolino, il Cortese, il Brachetto e anche il Dolcetto e lo Chardonnay cui si affiancano vere delicatezze quali il Dominicale, il Cirivé e l'Ippocrasso® prodotto da Luigi Spertino sulla base di ricerche storiche condotte da Pierstefano Berta e Giusi Mainardi.

La Grappa di vinaccia locale ultra selezionata ha in Mombercelli il suo regno assoluto, il nirvana degli aromi la cui fama ha ormai dilagato dagli Stati Uniti al Giappone.

I vini del territorio si accompagnano elegantemente con i “diamanti” della cucina, i tartufi bianchi, degustabili durante la Fiera Regionale del Tartufo e dei Prodotti Locali, in ottobre.
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Da vedere

A Mombercelli la bellezza è di casa sin dal Municipio, ospitato in un elegante palazzo edificato a fine Ottocento.

Domina sullo sfondo l’antico Castello, edificato nel XI secolo e che fu dimora dei conti Maggiolini; oggi la fortezza è di proprietà privata.

Sul territorio comunale sono presenti due musei: MUSarMO - Museo Civico d'Arte Moderna, nei locali che un tempo ospitavano le carceri di Mombercelli, con in esposizione interessanti opere di artisti del Novecento, e il Museo Storico della Vite e del Vino, istituito nel 2001 con la precisa volontà di "salvare" il patrimonio di tradizioni e oggetti della civiltà contadina.

A breve distanza dal Castello troviamo la chiesa parrocchiale di San Biagio, edificata all’inizio del Seicento sul sito dell’antico Oratorio.

Merita una visita anche il grazioso Santuario della Madonna Assunta di Fontanabuona, edificato nel XVI secolo e che nel Seicento venne utilizzato come lazzaretto.

La massiccia presenza di cappelle e piloni votivi concentrati soprattutto nel territorio frazionale – disponibili nella sezione Mappe del sito comunale - dimostra il radicato culto religioso che ha accompagnato nella storia i mombercellesi e che nei tempi recenti si è identificato in un nome e cognome: Franco Cartello, il “don” che nel 2018 ha festeggiato i 50 anni da parroco della parrocchia di San Biagio.
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Curiosità

Giuseppe Ivaldi (Mombercelli, 1928 - 1986), mombercellese DOC, ha fissato nel tempo, per puro diletto, situazioni, eventi e volti della sua terra con taglio preciso e suggestivo, utilizzando immagini foto / cinematografiche a passo ridotto nei vari formati: 25000 metri di pellicola, 4000 fotografie dal 1945 al 1986, più un buon numero di bobine magnetiche sonore e TV.

Radiotecnico provetto, autodidatta, ha pure percorso le strade allora pioneristiche della televisione con intraprendenza e genialità, allestendo con spirito di scoperta della novità, animato da tanta passione ed a prezzo di sacrifici, il suo studio TV (TeleIvaldi-Mombercelli), irradiando dal campanile brevi programmi serali per tutta la valle per far conoscere alla sua gente le nuove tecniche con lo stesso umile entusiasmo con cui, in precedenza, mostrava timidamente i suoi filmati, in un angolo di piazza, nelle occasioni di festa, vere testimonianze di un'epoca.

A lui è dedicata l'omonima associazione culturale.
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